Risarcimento più elevato in caso di licenziamento illegittimo e di offerta conciliativa

Risarcimento più elevato in caso di licenziamento illegittimo e di offerta conciliativa
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Di recente sono state apportate alcune modifiche alla normativa in tema di licenziamenti nell’ottica di ampliare la tutela del lavoratore estromesso dall’azienda.

In particolare, la legge n. 96/2018 di conversione del  Decreto Dignità (DL n. 87/2018) ha previsto la variazione di due parametri per il calcolo dei risarcimenti:

  1. Il range del numero delle mensilità spettanti al lavoratore in determinati casi di licenziamento illegittimo, individuati all’art. 3 comma 1 del Dlgs 23/2015. 

  2. Il numero delle mensilità in caso di offerta unilaterale di conciliazione, ai sensi dell’art. 6 Dlgs n. 23/2015 (introdotta dalla legge 96/2018). 

Si riportano i principali punti chiave della norma per delinearne il campo di applicazione e avere una percezione chiara dei possibili effetti.

Novità per i licenziamenti illegittimi 

  • Datori di lavoro interessati dalla modifica: i datori di lavoro che all’interno del proprio organico hanno più di quindici dipendenti (secondo quanto indicato all’art 18 comma 8 e 9 della Legge 300/1970).
  • Lavoratori interessati, se dipendenti di aziende con requisito occupazionale di quindici dipendenti
    • assunti a tempo indeterminato a decorrere dal 07/03/2015 (ad esclusione dei dirigenti), compresi gli apprendisti;
    • assunti a tempo determinato e apprendisti il cui contratto è stato trasformato a tempo indeterminato successivamente alla data del 07/03/2015;
    • lavoratori assunti a tempo indeterminato prima del 07/03/2015 presso aziende con meno di quindici dipendenti, le quali hanno raggiunto il requisito occupazionale successivamente tale data.
  • Contenuto della modifica: qualora, ai sensi dell’art. 3 del Dlgs 23/2015, non ricorrano gli estremi di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo o per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa il risarcimento non potrà mai essere inferiore a sei mensilità (tre nella versione precedente)  nè superiore a trentasei (e non più sei) indipendentemente dall’anzianità di servizio del lavoratore. Si sottolinea che la disposizione è stata modificata esclusivamente nella parte relativa al numero delle mensilità da erogare. 

Modifiche agli importi dell’offerta conciliativa a seguito di licenziamento 

Relativamente alle modifiche di cui al punto n. 2 indicato in premessa, la legge prevede che il datore di lavoro possa usufruire dell’istituto dell’offerta unilaterale di conciliazione, purché espletato nei confronti dei lavoratori assunti successivamente all’entrata in vigore del D.lgs. 23/2015. Si tratta sostanzialmente di formulare una proposta economica davanti alle sedi abilitate, non assoggettata ad Irpef né a contribuzione, ad un lavoratore licenziato nel termine di 60 giorni successivi alla data di fine rapporto. Qualora il lavoratore estromesso accetti l'offerta non potrà più impugnare il licenziamento in futuro. 

Con la modifica introdotta dalla legge 96/2018, i  datori di lavoro aventi un organico superiore a quindici dipendenti, dovranno riconoscere al lavoratore almeno tre mensilità fino ad un massimo di  ventisette (in luogo delle precedenti: minimo due e massimo diciotto).

Datori di lavori di dimensioni minori

Si precisa che i datori di lavoro con capacità occupazione inferiore a quindici unità indirettamente e marginalmente subiscono gli effetti della norma in esame. Infatti l’art 9 del D.lgs. 23/2015 prevede per tali soggetti la determinazione dei risarcimenti parametrandoli a quelli delle realtà più grandi sopra analizzate.

In particolare:

  • sia nei caso di licenziamento illegittimo di cui al punto 1;
  • sia nel caso di offerta conciliativa di cui al punto 2

l’ indennità prevista è dimezzata rispetto a quella prevista per i datori di lavoro con più di quindici dipendenti, anche se in ogni caso l’importo non può superare le sei mensilità.


Lo Studio resta a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento.