Sempre più spesso si assiste alla celebrazione di matrimoni tra le badanti e l’anziano loro assistito.
Si tratta di giovani straniere che contraggono matrimonio con il “badato” anziano, al solo scopo di poter godere della reversibilità della pensione alla morte del loro coniuge, non certo per amore.
Purtroppo non sono casi isolati, perché si calcola che i matrimoni di questo genere siano più di 3.000 all’anno! Queste finte nozze – spesso molto brevi – hanno inizio quando l’anziano è in punto di morte o già malato o in avanzata età.
Se si considera che si tratta di molte giovani donne che grazie a questo “escamotage” percepiscono una pensione di reversibilità, mediamente di € 600,00 mensili, si può facilmente immaginare quanto queste truffe pesino sulle casse dello Stato e quindi sulle spalle di tutti noi!
Ma che cosa si sta facendo per arginare l’emorragia di denaro pubblico ?
E’ stato messo a punto un disegno di legge che verifica il divario d’età tra gli sposi e qualora questo superi i 10 anni ed il deceduto ne abbia più di 50 e non vi siano figli nati dal matrimonio, l’erogazione della pensione di reversibilità viene sospesa finchè la vedova non abbia raggiunto l’età anagrafica del deceduto o almeno i 60 anni.
Forse la proposta normativa contiene aspetti d’incostituzionalità e forse sarà migliorabile, ma intanto è un primo passo per circoscrivere il problema, in quanto:
- obbligherebbe le giovani badanti a meditare bene le proprie scelte, prima di sposare il loro assistito, dato che potrebbero attendere a lungo l’agognata pensione;
- contemporaneamente ci sarebbe tempo e modo di verificare se il matrimonio sia stato celebrato dall’anziano nel pieno possesso delle sue facoltà mentali, se è stato ingannato, e se il contratto è valido sotto ogni aspetto legale.
Noi pensiamo che occorra intervenire in questo fenomeno, per eliminare truffe e trattamenti disumani verso gli anziani.
Disincentivando il raggiungimento della pensione, lo Stato potrà:
- ridistribuire i risparmi così ottenuti indirizzandoli a chi ne ha veramente diritto e necessità;
- ottenere che il matrimonio sia riservato a chi ha motivi affettivi “veri”.
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Eleonora De Biaggi– Consulente del lavoro – Econ-Test