(di Roberto Mazzanti – Commercialista & Nicola Zambello – Revisore Contabile)

L’analisi del Dott. Angelo Busani sul Sole 24 Ore di oggi è molto interessante e stimolante- almeno per noi- in quanto si tratta di porsi degli interrogativi sulla forma delle nostre società, per capire se è ancora adatta all’economia dell’azienda che ne è posseduta.

In sostanza, viste le recenti novità sul Sindaco Unico (di cui oggi su Reteconomy si discuterà alle 10.30, con il Dott. Berzè) viene da chiedersi se una srl con ricavi o patrimonio netto inferiori ad un milione di euro, abbia o non abbia convenienza a trasformarsi in spa.

Gli aspetti che vengono evidenziati dal Dott. Busani come elementi di “debolezza” della srl rispetto alla spa sono tutti inerenti il potere del singolo socio nella srl; e cioè:

  • la possibilità di consultare tutta la contabilità ed i libri sociali, oltre che i documenti relativi in generale all’amministrazione della società (per i soci non amministratori). Potere che spesso i soci non sanno di avere
  • la responsabilità (corrispondente al potere) di ogni singolo socio che abbia deciso o autorizzato atti degli amministratori, dannosi verso la società o i terzi;
  • il potere di esercitare l’azione sociale di responsabilità.

Tutte norme che – a nostro parere – rappresentano però anche punti di forza della srl, perchè riescono ad adattarla molto bene alle realtà in cui tutti i soci lavorano fianco a fianco nell’azienda. Il che rende la srl molto vantaggiosamente alternativa alla s.n.c. o alla s.a.s..

E sono anche tutti validi motivi per cui si è pensato ad introdurre il Sindaco unico, anche se, secondo noi, l’adozione di quest’ultimo avrebbe dovuto essere facoltativa e non obbligata, come invece sembra dalla lettera della legge.

La convenienza ad adottare la forma spa è molto attenuata dalla misura del capitale sociale minimo, che nella spa ammonta a 120 mila euro; somma abbastanza pesante, per le piccole realtà. 

Anche l’aspetto previdenziale della spa, che a prima vista può sembrare interessante perchè consente ai soci che vi lavorano di non doversi iscrivere obbligatoriamente all’Inps, ha però un rovescio della medaglia: se i soci lavorano nell’azienda, come li inquadriamo ? Come dipendenti o come collaboratori ? Nell’un caso o nell’altro, la previdenza entra in gioco.

Un aspetto della srl che nell’articolo del dott. Busani sembra quasi deleterio, e che invece secondo noi andrebbe applicato anche alla spa, è quello che riguarda il trattamento postergato dei finanziamenti dei soci.

Questo è uno strumento a garanzia dei terzi e come tale andrebbe adottato per tutte le società e non smantellato.

CONCLUSIONI

in conclusione, ci sembra che la spa non sia ancora molto conveniente, se non per le realtà che effettivamente necessitano di una confluenza di capitali di notevole entità ed in cui l’elemento industriale prevalga ancora su quello personale. 

 

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