Tasso di riferimento all’1,5% dal 7 luglio 2011.
Bisogna dare atto alla Banca Centrale Europea di avere del coraggio. Stroncare l’inflazione ad ogni costo, anche quello di appesantire la zavorra degli interessi passivi a carico delle aziende delle economie che – piano pianetto – stanno uscendo dalla crisi, o ne sono appena uscite, sembra l’obiettivo primario nell’Europa delle monete.
Ci vuole coraggio. Come ne occorre per pigliare a pesci in faccia Moody’s, accettando le obbligazioni pronti contro termine del Portogallo, dopo che l’agenzia di rating (a proposito, ma queste agenzie che credibilità hanno, davvero ?) aveva appena finito di classificare quel paese come spazzatura o poco più….
Bene. Ma in termini di maggiori interessi passivi, quanto costerà realmente alle nostre aziende la mossa della Bce ?
Si spera meno di quanto non sarebbe costato il rialzo continuo dei prezzi per gli acquisti di beni e servizi. Si spera, ovviamente, perchè non crediamo che il costo petrolifero sarà contenuto dalla manovra di Trichet. Semmai, sarà ancora più penalizzato il ricorso al credito.
In cambio, dovremmo avere tutti un potere di acquisto un po’ più salvaguardato, dato che con l’aumento dei tassi le imprese e le famiglie tendono a indebitarsi il meno possibile, a contenere le spese inutili e quindi – di conseguenza – a spegnere in anticipo la tendenza al rialzo della domanda e dei prezzi di tutta l’economia.
Ma è sempre una questione di misure; quindi speriamo che questo aumento contribuisca si a spegnere l’inflazione ma non a soffocare troppo la ripresa. Almeno dove questa esiste…..
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Nicola Zambello – Revisore Contabile – Econ-Test
Roberto Mazzanti – Commercialista – Econ-Test