La Cassazione, con sentenza 2214 di quest’anno, ha chiarito che quando viene compiuto un accertamento fiscale nei confronti di una s.r.l con pochi soci, questi possono chiedere alla Commissione Tributaria la sospensione del processo nei loro confronti, finche’ quello in cui e’ protagonista la srl non diventi definitivo.
Di solito quando viene accertata un’evasione da parte di una societa’ di capitali a ristretta base sociale, gli uffici sono soliti presumere che il “nero” sia stato immediatamente ripartito tra i soci, nello stesso periodo d’imposta. Ragion per cui notificano l’accertamento sia alla societa’ che ai soci, instaurando cause autonome ma collegate allo stesso evento: utili presuntivamente non contabilizzati e distribuiti dalla societa’ ai soci.
Quindi pur non esistendo un vero e proprio litisconsorzio necessario, a meno che la srl non sia in regime di trasparenza, i soci sono chiamati a difendersi.
La strategia difensiva si arricchisce di un nuovo tassello: con questa sentenza, la Cassazione offre ai soci la possibilita’ di chiedere al proprio Giudice la sospensione del proprio processo, fino a che quello in corso per la srl non diventera’ definitivo. Il che significa finche’ non si arrivera’ all’ultima sentenza di merito (ctp o ctr) non impugnata dalla parte soccombente o al giudizio di Cassazione (sempreche’ questa non decida di rinviare il processo ad una commissione di merito).
Il tassello viene individuato nell’art.295 del codice di procedura civile.
In sostanza: finche’ non e’ piu’ che certo che la societa’ abbia prodotto degli utili non dichiarati, non puo’ scattare anche la presunzione che questi siano stati ripartiti tra i soci.
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Rag. Natascia Prencisvalle
Roberto Mazzanti – Commercialista
