Con il decreto sviluppo da poco emanato dal governo, viene data l’opportunità di rivalutare nuovamente terreni e partecipazioni. Ma questa volta abbiamo delle novità di cui una è di grande interesse: la possibilità di compensare l’imposta sostitutiva che è stata pagata nella precedente rivalutazione.
Cosa si rivaluta?
- Si possono rivalutare i valori di acquisto di partecipazioni, possedute da persone fisiche – che non esercitano attività d’impresa – che non siano quotate in borsa;
- Terreni edificabili e con destinazione agricola posseduti da persone fisiche.
I termini da tenere a mente riguardano:
- I beni, che devono essere posseduti alla data del 1° luglio 2011;
- Il versamento dell’imposta, da farsi entro il 30 giugno 2012;
- Le perizie (effettuate dai soggetti abilitati), da giurare entro il 30 giugno 2012;
- La data di riferimento dei valori, che è al 1° luglio 2011.
Quanto si dovrà pagare?
Per effettuare la rivalutazione è richiesto il versamento di un’imposta che varia a seconda del tipo di bene:
- 2% per le partecipazioni non qualificate (inferiori al 25%)
- 4% per quelle qualificate e per i terreni.
Si potrà decidere di pagare o in un unico importo (entro il 30 giugno 2012) oppure in tre rate annuali scadenti sempre a giugno di ogni anno, con l’aggiunta del 3% di interessi sulla seconda e terza rata.
In sostanza, perché rivalutare?
La rivalutazione prospettata da questo nuovo decreto, permette, di fatto, di aumentare il valore di costo del bene (che sia una partecipazione o un terreno) abbassando o annullando completamente l’importo dell’eventuale plusvalenza che si genera al momento della vendita. Quindi, facendo un semplice calcolo di convenienza, sappiamo che se rivalutiamo pagheremo un’imposta pari al 2% o 4%; se andiamo a vendere il terreno o la partecipazione dovremmo pagare un’imposta sul reddito (normalmente superiore al 20% – a grandi linee).
Tirando le somme, se abbiamo l’intenzione di vendere a breve tempo avremo più convenienza a pagare un’imposta sostitutiva che mi alzi il valore del bene piuttosto che un’imposta sul reddito sull’intero valore della plusvalenza (calcolata come differenza tra costo di acquisto e valore di vendita).
Per fare un esempio: su un terreno avente costo 1000 e dalla rivalutazione avrà valore 1500. Su questa rivalutazione (500) pagherò il 2% e quindi 10.
Decido poi di venderlo a 1600. Alla vendita pagherò un’imposta sul reddito di 100 (che corrisponde al guadagno che ho avuto nella vendita pari a 1600 – 1500) che sarà pari a 23. In totale pago 33 di imposta.
Se non rivaluto, invece, a parità di importi pagherò un imposta su una plusvalenza di 600 (1600 – 1000), pari a 138.
In ogni caso il consiglio che mi sento di dare è che sarà preferibile rivalutare se si ha in progetto una vendita. La rivalutazione mi permette in sostanza di abbassare l’importo sul quale, in sostanza, si andranno a pagare le tasse. In ogni caso, lo Staff di Econ-Test potrà esservi d’aiuto per valutare come muoversi in queste situazioni e quali strategie adottare.
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Dott. Luca Zambello Econ-Test