(di Roberto Mazzanti e Natascia Prencisvalle)

Non si deve perdere la speranza di ottenere giustizia in campo fiscale e soprattutto di trovare dei Giudici che hanno il coraggio di uscire da determinati dogmi tributari. Lo dimostrano i magistrati della Commissione Tributaria Provinciale di Treviso che -con sentenza 12/5/2012 del 31.01.2012- hanno annullato un accertamento a carico di un’acconciatrice, basato su due presupposti:

  • andamento in perdita del salone
  • reddito della titolare inferiore allo stipendio di alcuni dipendenti 

E’ il solito ritornello che da alcuni anni lo spartito fiscale fa risuonare alle orecchie dei contribuenti: non è credibile condurre un’attività in perdita per qualche anno, non è credibile che il titolare abbia un ritorno economico inferiore a quello dei suoi dipendenti. 

Dogmi difficili da smontare ma pur sempre dogmi, e come tali non dimostrati.

Invece i magistrati trevigiani hanno sostenuto che non è antieconomico che il titolare provi a insistere nella sua attività, anche quando questa non gli rende quanto sperato.

Perchè spesso si tratta dell’unica professione che sa esercitare e non è così semplice cambiare mestiere (se non lo è per un dipendente, perchè dovrebbe esserlo per un imprenditore ?).

Esiste il lato umano nella conduzione di un’attività che va considerato; spesso è la passione della persona a spingere verso l’insistenza su determinate attività e questo va tenuto in considerazione. Invece spesso gli uffici pretendono di dimostrare che chi è in perdita in un esercizio l’anno dopo deve chiudere, perchè è antieconomico condurre un’impresa in perdita. 

Sarà pure antieconomico ma spesso è molto umano.

La sentenza trevigiana è molto importante perchè sottolinea pure che spesso il titolare percepisce un trattamento economico inferiore, rispetto a quello dei suoi dipendenti, anche perchè rispetta i contratti collettivi di lavoro. 

Per cui essere in perdita non siginifica automaticamente essere evasori; non facciamo di tutte le erbe un fascio e – soprattutto – smettiamo di trattare l’economia come se fosse un insieme di automatismi e di dogmi indimostrati.

Vedremo se in appello il valore di questa pronuncia sarà confermato.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *