(di Luca Zambello)

Il Consiglio Europeo autorizza l’aumento del tetto massimo di ricavi fatturabili dai contribuenti che hanno aderito al c.d. Regime dei Minimi, portando la soglia a 65.000 euro per l’esenzione da Iva.

La delibera è stata pubblicata in Gazzetta Europea il 27 Novembre scorso autorizzando l’Italia ad innalzare il tetto per l’esenzione dal pagamento dell’Iva per i soggetti passivi il cui volume d’affari non superi il tetto di 65.000 euro.

Ricordiamo infatti che risale al 2008 la decisione del Consiglio Europeo di autorizzare il nostro Paese ad applicare la norma di esenzione dall’Iva per quei soggetti che non superavano i 30.000 euro di fatturato annui e di protrarla fino al 31 dicembre 2013, termine ultimo per l’applicazione del regime.

Dopo le richieste dell’Italia, invece, il Consiglio Europeo non solo autorizza al mantenimento del regime dei “Minimi” prorogandone la scadenza  alla data del 31 dicembre 2016, ma dà anche la possibilità, agli stati membri, di legiferare in materia e adeguarsi al nuovo limite concesso di 65.000 euro di volume d’affari.

La Decorrenza del provvedimento

La decorrenza della nuova previsione legislativa è stata fissata al 1° gennaio 2014 e potrà essere applicata fino al 31 dicembre 2016.

Dopo la bella notizia arriva però la nota più dolente, il Consiglio Europeo delega gli stati membri a recepire l’autorizzazione nell’ordinamento interno, per cui spetta ora all’Italia il compito di apportare le dovute modifiche alla normativa prevista per il “Regime dei Minimi” adeguando il nuovo limite di fatturato a 65.000 euro.

Ricordiamo infatti che il “Regime dei Minimi” è un regime particolare di vantaggio accessibile a determinate categorie di soggetti i quali, oltre all’esenzione dall’IVA, detengono una serie di agevolazioni per quanto riguarda la tenuta delle scritture contabili, il pagamento delle imposte sul reddito (di gran lunga inferiore all’ordinario). Ciò potrebbe permettere un allargamento dei soggetti che possono utilizzare tale regime.

Il prossimo passo dovrebbe essere quello di adeguare le aliquote anche sotto i profili previdenziali, dato che l’onerosità più elevata per tali contribuenti risiede proprio qui.

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