La Cassazione ha stabilito che il contribuente che costituisce il fondo patrimoniale subito dopo aver ricevuto una verifica fiscale, incorre nel reato di sottrazione fraudolenta, finalizzato alla sottrazione dei propri beni alla prevedibile esecuzione per il pagamento delle imposte dovute a seguito dell’accertamento tributario.
In termini più chiari: se metti da parte i beni di famiglia solo perchè prevedi che ti saranno pignorati, dopo che è iniziata una verifica presso la tua azienda, è come se cambiassi le regole del gioco a partita cominciata.
E questo configura il reato di sottrazione fraudolenta, dato che il fondo patrimoniale – a quel punto – non viene più usato per “scopi nobili” ma solo per salvarsi dall’esecuzione fiscale.
Sotto questo atteggiamento è anche evidente la convinzione di perdere la partita con il Fisco, nel senso che magari si sa di non aver strumenti per dimostrare la propria innocenza tributaria.
Ad ogni modo, il fondo patrimoniale è un mezzo di tutela dei beni che vede beneficiari i bisogni della famiglia; se viene costituito senza valide ragioni se non quella di sottrarsi ai propri doveri fiscali, diviene un atto viziato perchè simulato. Quindi annullabile- com’è accaduto nel nostro caso.
Il reato di sottrazione è punito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni, se la somma sottratta sta tra i 50 mila ed i 200 mila euro; altrimenti la pena sale alla forbice successiva, da 1 a 6 anni, se la somma supera i 200 mila euro.
Cassazione 23986 del 15.06.2011
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Roberto Mazzanti – Commercialista – Econ-Test