La Corte d’appello di Torino ha dichiarato l’ammissibilità della class action avviata da tre correntisti – contro Intesa San Paolo – attraverso l’associazione Altroconsumo (a cui personalmente sono iscritto) e rinviato al tribunale per la decisone delle modalità con le quali andrà effettuata la pubblicità dell’azione collettiva.
Oggetto del contendere: la commissione di massimo scoperto e la penale per il passaggio a debito per i conti non affidati.
La conclusione cui approda la Corte d’appello:
- considerare i presunti illeciti addebitati a Intesa Sanpaolo come di natura contrattuale, dipendendo dall’esecuzione di una clausola contrattuale di conto corrente;
- ammissibile la coesistenza in giudizio sia dei correntisti sia dell’associazione, visto che al rappresentante di Altroconsumo non è attribuita la qualità di parte sostanziale;
- respinta la difesa della banca che faceva leva sul conflitto d’interesse tra correntisti;
- infine, per la Corte d’appello esiste una natura sostanziale dell’azione collettiva; perciò non essendo solo una norma procedurale quella che l’ha inserita nel codice del consumo italiano, si applica solo irretroattivamente dal 15.08.2009.
Ne dà notizia il Sole 24 Ore, allegando pure il testo dell’ordinanza della Corte.
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Roberto Mazzanti – Commercialista