(di Natascia Prencisvalle)
Usare schede carburante false (perchè gonfiate) allo scopo di evadere le imposte sui redditi e l’IVA porta dritti davanti al Giudice penale per il reato di dichiarazione fraudolenta (Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione, sentenza n. 912 depositata ieri).
La frode è emersa durante un controllo da cui era risultato che le carte erano false, sulla base del quantitativo di carburante consumato (facilmente ricavabile dal prezzo dei vari rifornimenti), 1,73 Km per ogni litro di gasolio acquistato, mentre il dato medio dichiarato ufficialmente dalla casa costruttrice era di oltre 15 Km per litro.
Inoltre, i militari della GdF avevano raccolto le dichiarazioni dei gestori degli impianti di distribuzione presso cui erano stati effettuati i rifornimenti, che avevano tutti disconosciuto le firme di convalida presenti sulle schede carburanti contestate, nonché la calligrafia relativa alle altre indicazioni obbligatorie. Infine, le Fiamme Gialle avevano constatato che le date di rifornimento recate dalle predette schede carburante coincidevano con giorni in cui gli impianti di distribuzione, privi di erogatori self-service, erano stati chiusi.
La massima attenzione dunque anche su piccole “rivalutazioni” di questi documenti, perchè il danno può essere serio e foriero di conseguenze inattese e non simpatiche.