(di Eleonora De Biaggi)

Il lavoratore ha l’obbligo di comunicare la sua assenza sul posto al proprio datore di lavoro dandone corretta e tempestiva informazione.

Lo stabilisce infatti la Suprema Corte con sentenza 10552/13 ha confermato il licenziamento di un lavoratore considerato assente ingiustificato da una settimana.

Una sentenza molto importante sotto un duplice aspetto, innanzitutto la Corte non ha tenuto conto della documentazione prodotta dal lavoratore. A nulla è valso infatti il referto del pronto soccorso e il successivo certificato medico che attestavano la sussistenza di una malattia e la persistenza della stessa.

I Giudici hanno infatti voluto puntare sull’obbligo del lavoratore di comunicare l’assenza dato che tale comportamento incide sul rapporto fiduciario con il datore di lavoro.

In pratica il lavoratore avrebbe dovuto giustificare non tanto la fondatezza dell’impedimento quanto il motivo per cui non è riuscito nemmeno a fare una telefonata al datore di lavoro per avvisarlo che non sarebbe potuto presentarsi al lavoro.

Va da sè che, seppur legittimamente assente dal lavoro, il lavoratore non è esentato dal tenere un comportamente che sia coerente con i normali principi di correttezza prima che del codice disciplinare. Dietro ad ogni assenza, infatti, il datore di lavoro oltre ad avere forza lavoro in meno, si ritrova costretto a rivedere gli schemi organizzativi per far fronte a imprevisti di questo tipo.

Ecco che un preavviso, seppur minimo, può fare la differenza ed aiutare il datore di lavoro a sopperire all’assenza rivedendo l’organizzazione del suo organico.

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