(di Eleonora De Biaggi)

Il nuovo Governo sta individuando nuove misure per contrastare la crisi che ormai da tempo sta gravando sul paese e gli interventi più significativi sono orientati verso il contratto a termine e l’apprendistato.

Due tipologie di contratto che dovrebbero favorire l’occupazione ma che devono necessariamente avere modalità d’impiego flessibili ed efficaci.

La rigidità del contratto a termine “acausale” senza possibilità di proroga ha disincentivato le aziende al suo utilizzo e alla scadenza molti contratti non sono stati trasformati.

Per poter incentivare l’utilizzo di questi contratti sono allo studio alcune proposte sia di carattere congiunturale che strutturale.

Come primo intervento congiunturale per dare un impulso all’occupazione viene proposto:

  1. allungare la durata massima del contratto a termine acausale da 12 a 24 mesi;
  2. consentire la possibilità di proroga nel limite della durata massima;
  3. ridurre il cosiddetto stop&go (la durata degli intervalli) tra un contratto e l’altro, riportandoli per legge ai 10 o 20 gg  o addirittura azzerandoli se si tratta di utilizzo per sostituzione.

A livello strutturale bisogna prevedere l’utilizzo dei contratti a termine, che ora sono limitati a percentuali non superiori al 6% dell’organico aziendale, come previsione da parte dei contratti collettivi, allargare la previsione anche ai contratti aziendali e subordinare l’accesso a questa tipologia di contratti di lavoro alla conversione a tempo indeterminato di almeno il 50% dei contratti a termine.

In pratica si tratta di trovare forme premiali che ne facilitino l’accesso alle aziende che utilizzano il contratto a termine come strumento per ottenere una graduale stabilizzazione dei lavoratori.

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