(di Eleonora De Biaggi)

Entro sabato 15 giugno 2013 sarà approvata la bozza del c.d. “Decreto del fare“, che prevede l’abrogazione della normativa che obbliga la verifica, da parte dei committenti verso gli appaltatori e subappaltatori, del rispetto degli obblighi di versamento delle ritenute fiscali dei lavoratori dipendenti e dell’IVA relativa alle prestazioni oggetto dell’appalto.

L’obbligo è stato introdotto dalla L. 134 del 7 agosto 2012 dell’allora Governo Monti, finalizzato alla lotta all’evasione fiscale, non ha però prodotto il risultato sperato ma al contrario si è rivelato costoso e discriminatorio per le imprese.

L’Assonime, con la circolare n. 18 pubblicata il 12 giugno 2013, ha ribadito l’onerosità di una tale normativa che affida un onere di controllo improprio alle imprese committenti e agli appaltatori sottolineando che la disciplina della responsabilità solidale, sebbene abbia lo scopo di contrastare l’evasione fiscale e impedire l’utilizzo di lavoratori in nero, non si è dimostrata efficace e ha prodotto pesanti incombenze sulle aziende oneste.

Infatti il controllo sulla presenza o meno di lavoratori in nero non può essere affidata al professionista ma deve essere compito dell’Amministrazione Finanziaria effettuare un effettivo controllo del territorio.

Le costose procedure interne, che le aziende con contratti di appalto e subappalto in essere hanno dovuto introdurre, hanno avuto l’effetto di ritardare i pagamenti causando un aggravio della situazione economica senza produrre effetti sulla riduzione dell’evasione fiscale. Inoltre il meccanismo dell’autocertificazione non è certamente un deterrente per chi è abituato ad evadere sistematicamente. Chi evade l’IVA e impiega lavoratori in nero non ha certamente alcun problema a produrre un’autocertificazione falsa.

Alla richiesta di chiarimenti e istruzioni pratiche di Assonime, il Governo Letta, nella bozza del “decreto del fare” da varare entro fine settimana, ha proposto l’abolizione della normativa introdotta dal Governo Monti e la cancellazione della sanzione da 5.000 a 200.000 euro che grava sul committente qualora paghi il corrispettivo del contratto di appalto senza aver ottenuto idonea documentazione circa la correttezza del versamento delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e dell’Iva dovuta dall’appaltatore e dal subappaltatore.

Speriamo nell’attuazione della proposta perché in questo modo si permette alle aziende oneste di lavorare più serenamente ma anche perché tale normativa si è rivelata discriminatoria nei confronti di appaltatori e subappaltatori italiani che in molti casi si sono visti perdere i contratti perché affidati ad appaltatori esteri.

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