Lo stabilisce il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, pubblicato ieri: la percentuale di utili 2010 accantonati “in rete” che sarà esentata dalle tasse, ammonterà al 75%.
L’incentivo va a “colpire” la quota di utili che gli aderenti alla rete destinano al fondo comune.
Ricordiamo sinteticamente che cos’è il contratto di rete:
- due o più imprenditori, allo scopo di accrescere la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato si obbligano, sulla base di un programma comune di rete, a collaborare in forme e in ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie imprese ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica ovvero ancora ad esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa;
- il contratto deve essere redatto per atto pubblico o per scrittura privata autenticata ed è soggetto a iscrizione nella sezione del registro delle imprese (camera di commercio) presso cui è iscritto ciascun partecipante;
- il contratto deve contenere:
a) il nome, la ditta, la ragione o la denominazione sociale di ogni partecipante;
b) l’indicazione degli obiettivi strategici di innovazione e di innalzamento della capacità competitiva dei partecipanti e le modalità concordate tra gli stessi per misurare l’avanzamento verso tali obiettivi;
c) la definizione di un programma di rete;
d) la durata del contratto, le modalità di adesione di altri imprenditori e, se pattuite, le cause facoltative di recesso anticipato e le condizioni per l’esercizio del relativo diritto;
e) se il contratto ne prevede l’istituzione, il nome, la ditta, la ragione o la denominazione sociale del soggetto prescelto per svolgere l’ufficio di organo comune;
f) le regole per le decisioni dei partecipanti su ogni materia o aspetto di interesse comune che non rientri, quando è stato istituito un organo comune, nei poteri di gestione conferiti a tale organo, nonché, se il contratto prevede la modificabilità a maggioranza del programma di rete, le regole relative alle modalità di assunzione delle decisioni di modifica del programma medesimo; - alla rete è riconosciuta un’autonomia patrimoniale analoga a quella dei consorzi mediante l’istituzione di un fondo patrimoniale comune.
In sostanza, si tratta di un consorzio tra imprenditori, al cui fondo comune vanno accantonate le somme che i partecipanti destinano agli investimenti ed alla gestione comune; quando vengono accantonati gli utili d’esercizio, il Fisco agevola l’operazione con le esenzioni di cui abbiamo accennato all’inizio di questo articolo.
L’unione degli sforzi imprenditoriali può far raggiungere risultati che in Italia sono difficilmente conseguibili isolatamente, dato che la maggioranza delle nostre aziende sono medio-piccole e spesso sottocapitalizzate. Il contratto di rete è uno strumento utile allo scopo.
Almeno secondo noi.
Fonte: Agenzia Entrate, provvedimento n.81521 del 14.04.2011 pubblicato il 14.06.2011
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Nicola Zambello – Revisore Contabile – Econ-Test
Roberto Mazzanti – Commercialista – Econ-Test
