Se due società decidono di fondersi o di limitarsi a collaborare in forma sinergica, acquisendo partecipazioni l’una nell’altra o semplicamente una nell’altra, sono fatti economici, che vengono studiati, preparati ed attuati dai manager in vista di determinati obiettivi:
- immediati = acquisizione di aziende solide ed efficenti con buona redditività
- strategici = conquiste di nuovi mercati e maggiore presenza in quelli attuali o allargamento della catena produttiva
- fiscali = risparmio di imposte e/o razionalizzazione di bilancio.
Tra le varie opzioni disponibili, il buon amministratore, com’è normale che sia, sceglie quella che a parità di risultato finale gli consente un risparmio fiscale o -quanto meno- che non gli costa più di altre.
Se il Fisco pretende sempre di rendere inefficace nei suoi confronti la scelta meno onerosa, compie un abuso. Questo si, a mio parere, è il vero “abuso del diritto”.
Ma la Cassazione per fortuna comincia a maturare nuovi indirizzi; emblematica la sentenza 1372/2011: “non si possono imporre ai contribuenti le opzioni più favorevoli al Fisco…..ma verificare se le operazioni attuate dalla società rispondono a logiche di mercato”. Anche alcune Commissioni Tributarie di merito (vedi regionale Bologna 2010, n.92) stanno prendendo orientamenti più aderenti alla realtà economica.
Il fatto è che le società investono i propri capitali avendo sempre di mira diversi obiettivi, concorrenti tra loro; non solo ma anche fiscali.
E perchè dovrebbe essere considerata evasione, la scelta della soluzione più economica ? Stiamo assistendo da troppo tempo ad un Fisco che “terrorizza” le società italiane, tanto che spesso oramai tra due strade alternative molte imboccano quella a più alta onerosità tributaria, solo per maggiore tranquillità.
Tutto questo mentre, contemporaneamente, lo stesso Ministero dell’Economia sta studiando il provvedimento noto alle cronache come “regime fiscale di attrazione”, con cui le aziende europee, che investono in Italia, potranno scegliere uno tra i 27 sistemi fiscali vigenti, a seconda delle loro convenienze.
Ma se il Fisco nostrano non si apre all’economia d’impresa, sarà difficile che lo straniero scelga di pagare le tasse nel nostro bel paese…..
O sbaglio ?
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Roberto Mazzanti – Commercialista – Econ-Test
